Arcimboldo – Il Giurista

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GIUSEPPE ARCIMBOLDO – IL GIURISTA

Dall’ottobre 2017 al Febbraio 2018 si è tenuta a Roma, nella cornice di Palazzo Barberini, la splendida mostra dedicata a Giuseppe Arcimboldi, più noto come Arcimboldo. In uno spazio obiettivamente un po’ angusto, si è avuta la possibilità di ammirare una ventina di capolavori, solitamente assai difficili da ottenere in prestito, fra cui “Il Giurista“, capolavoro assoluto del Maestro, oggi conservato al National Museum di Stoccolma.

Seguace, seppur indiretto, di Leonardo Da Vinci, Arcimboldo mostra tutte le sue doti non solo come pittore, ma anche come poeta e filosofo. Come artista, però, diventa celebre soprattutto per le famose “teste composte”, realizzate con fantasiose combinazioni di frutti e fiori.

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Denigrato da parecchi critici del suo tempo per le sue bizzarrie e per le sue “pitture ridicole, Arcimboldo si è rivelato in realtà uno dei protagonisti della cultura manierista internazionale, assai lontana da quella classicheggiante in gran voga nella Roma dell’epoca.

Nel caso in cui si desideri confrontare l’opera di Arcimboldo con quella dei suoi contemporanei, è possibile scegliere di visitare la Galleria Nazionale di Arte Antica, a Roma, prenotabile attraverso il Tour Musei e Gallerie di Rome Guides.

IL MONDO DI ARCIMBOLDO – LA CORTE DI PRAGA

Quando, nel 1562, Arcimboldo arriva a Praga, l’Occidente pullula di svariati deliranti personaggi, legatissimi a corti reali e principesche, ciascuno dei quali pretende di essere il focolaio centrale della fantasmagoria e del satanismo. I grandi si circondano di oggetti prodigiosi: rettili fossili, corde di impiccati, quadranti solari, specchi stregati. Tanto per fare un esempio, gli Asburgo vorrebbero che l’astronomo Tycho Brahe lasciasse stare i suoi studi sulle macchie solari per dedicarsi anima e corpo allo scoprire il segreto della trasmutazione dei metalli, la fabbrica dell’oro!

Arcimboldo Il Giurista, Arcimboldo – Il Giurista, Rome GuidesL’Imperatore Rodolfo offriva letto, tavola imbandita e protezione a tutti gli eccentrici, e non ne era da meno: secondo la tradizione, l’Imperatore teneva in anticamera un leone incatenato, e se il servizio si fosse rivelato inadeguato avrebbe minacciato di scagliarlo contro il proprio maggiordomo. Si seppelliva negli angoli più remoti della sua dimora di granito. Ogni notte dormiva in un letto diverso. Se un roditore veniva a turbare il suo sonno, egli subito agitava una campana fusa in elettro, metallo magico, col dono di evocare uno spirito ad ogni suono del magico timbro, come diceva l’alchimista Paracelso.

La cosa strana era che da un lato questi Principi inquieti per la propria anima si vantavano di ergersi quali difensori della fede, pregando e straparlando, ma al tempo stesso dall’altro lato tenevano presso di sé maghi, taumaturghi ed apostoli del satanismo.

L’ANALISI DELL’OPERA

Arcimboldo Il Giurista, Arcimboldo – Il Giurista, Rome GuidesIn questo panorama vagamente onirico l’estro di Arcimboldo va a nozze, ed estrae dal metaforico cilindro il suo Giurista (detto anche Calvino, come era stato erroneamente identificato).

Si tratta del ritratto di Johan Ulrich Zasius, un amministratore incaricato delle finanze della casa imperiale. Un volto guasto dal mal francese, come si definiva ai tempi la sifilide, con pochi peluzzi ancora attaccati al mento, realizzato con pesci ed altri animali, tra cui quel cappone che il Manzoni legherà ad un altro giurista, il celebre Azzeccagarbugli.

È un viso orripilante da guardare, e particolarmente orrido è proprio l’occhio ancora vivo del cappone spennato che è allo stesso tempo l’occhio del personaggio ritratto. Il busto è avviluppato sotto un sontuoso mantello, ma al di sotto sono nascosti solo grossi libri e incartamenti.

Ecco cosa fu l’arte di Arcimboldo. Era espressione di uno spirito ludico e gratuito, ma anche esaltazione dei potenti, ma persino magia e simbolismo. È un San Tommaso d’Aquino pittorico, lo stesso Santo che, nel XIII secolo, scriveva: “il Cristo intero si trova in qualsiasi parte delle specie e nel pane sia quando l’ostia è ancora integra, sia quando è frammentata“.

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