Leopoldo Fregoli

Leopoldo Fregoli, Leopoldo Fregoli, Rome Guides

LEOPOLDO FREGOLI

Leopoldo Fregoli nacque nel 1867 nel Palazzo dei conti Pianciani, in via della Stamperia, dove ora si trova l’Accademia di San Luca. Suo padre era il maggiordomo della casa, ed il piccolo Leopoldo giocava a Fontana di Trevi e serviva messa nella parrocchia di Sant’Anastasia.

Si può certamente affermare che fu qui che cominciò ad amare lo “spettacolo”, spalancando gli occhi alle solenni funzioni di Natale e Pasqua, che vedeva come un vero e proprio teatro. Si esibì nella parrocchia in modeste recite infantili, poi entrò in una compagnia filodrammatica e quindi apparve sulle scene del Teatro Belli in Piazza Sant’Apollonia, organizzando di tanto in tanto con Virgilio Crescenzi qualche serata presso circoli ricreativi e collegi.

Aveva una bella voce e talento di prestigiatore: cantò quindi da baritono al piccolo Teatro Rossini nel Campanello dello Speziale di Donizetti e successivamente presentò il duo Fratelli Dewemport, due abili illusionisti. Il numero dei Dewemport, in effetti, avrebbe anche avuto un gran successo, se Fregoli non avesse legato male, dietro le spalle, tre bottiglie destinate ad un giuoco di prestidigitazione: la cordicella si allentò e le bottiglie cominciarono a calare dietro le gambe, facendo gridare dal loggione, fra risate irrefrenabili e bordate di fischi, “Ahò, nun vedi che stai a caca’ bottije!”.

IL TRASFORMISMO E L’AFRICA

Le doti trasformistiche di Leopoldo Fregoli si rivelarono nel testo di Donizetti, da lui rimaneggiato con l’aggiunta di una scena finale, nella quale sosteneva alternativamente la parte di un uomo e di una donna. Non fu soltanto un piccolo trionfo, ma anche una rivelazione per lo stesso attore, il quale si accorse che poteva modificare a piacere la voce passando facilmente dai poderosi toni maschili a quelli delicati femminili, mentre riusciva a deformare o cambiare senza difficoltà il proprio volto.

Nel 1887, anno nel suo servizio militare, fu mandato in Africa, a Massaua, dove trovò il modo di organizzare spettacoli per i militari e per i civili, e divenne così famoso, anche nelle parti da africano o da donna, che neppure gli eritrei vollero mancare l’occasione di ammirare il “piccolo ascaro italiano che cantava e danzava da donna”. Addirittura, le vetrine di alcuni dei principali negozi di Massaua iniziarono a mostrare le sue fotografie con questa dicitura: Caporale maggiore Leopoldo Fregoli, prima donna di prosa e di canto.

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IL RITORNO A ROMA

Il ritorno a Roma avvenne nel 1890, quando ormai era pronto ad avviarsi, con speranze di buon successo anche presso il più esigente pubblico metropolitano, nella carriera d’attore: Leopoldo Fregoli era ormai forte di un repertorio che già spaziava dalla canzonetta alla commediola, dallo scherzo caricaturale al giuoco di prestigio, dalla imitazione alla esercitazione acrobatica, ed era capace di ricoprire un numero infinito di ruoli, di parlare e cantare con cinque voci diverse, di scrivere da sé i copioni delle riviste, interpretate tutte da un solo attore.

Ricominciò passando dalle filodrammatiche del Circolo della Follia e del Circolo delle Rose a locali come l’Apollinare (dove lavoravano artisti “al piatto”, cioè artisti che dopo l’esibizione facevano un giro col piattino per raccogliere le oblazioni volontarie degli spettatori) o come l’Esedra, che fu uno dei primi teatri di varietà di Roma.

All’Eden in via Arenula inventò uno dei suoi numeri più famosi, il “camaleonte”:  imitava Eleonora Duse, Cesare Rossi e Flavio Andò, ma invece di limitare la parodia alla imitazione dei movimenti e delle diverse inflessioni di voce, riusciva a dare al pubblico una maggiore illusione, uscendo e rientrando rapidamente trasformato, sia nel trucco, sia nell’abito, sia nella voce.

LA COMPAGNIA INTERNAZIONALE

Nino Crusciani, figura assai nota nella vita teatrale romana dell’epoca, gli propose immediatamente di dirigere una Compagnia Internazionale di Varietà, con la quale Fregoli iniziò nel 1893 un giro da Tivoli. Era composta dal tedesco De Hanau, uomo senza braccia ma abilissimo nel manovrare i piedi tanto da sturare bottiglie e sparare con la carabina, da un illusionista, un disegnatore d’ombre, oltre a Romolo e Virgilio Crescenzi, amici e colleghi di vecchia data, che partecipavano alla farsa finale.

Si rivelò ben presto come il più versatile fra tutti gli artisti, e tra entrate comiche, giocolerie e canzonette, il suo repertorio andò rapidamente arricchendosi. Nell’Arrivo del professor Sambajon, dove Virgilio Crescenzi aveva la parte di un impresario teatrale, si presentavano una dozzina di aspiranti a una scrittura, tutti impersonati da Fregoli, fino all’esilarante professore musicomane.

Ebbe presto un impresario lungimirante, Torquato Montelatici, che gli organizzò la Compagnia Fin di Secolo e lo spinse a tentare anche un approccio nei confronti del pubblico straniero. La Spagna fu la prima tappa, seguita poi da America del Sud e Nordamerica, dove nacque Eldorado, da Fregoli definito “azione comico-mimico-lirico-drammatico-musicale con circa sessanta trasformazioni”.

Le peregrinazioni continuarono in Europa: Lisbona, Parigi (dove peraltro dovette vincere una grossa battaglia per affermarsi, prima per gli scarsi riconoscimenti del suo valore, poi per l’incendio del Trianon, dove perdette, con 200 parrucche e 400 vestiti, tutto il suo armamentario di artista viaggiante), Berlino e Londra, dove ebbe la sorpresa di trovare ben due imitatori che si piccavano, ciascuno, d’essere il vero Fregoli. Il pubblico inglese, però, da buon intenditore, dimostrò subito di saper riconoscere quale fosse quello vero.

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IL TEATRO DI FREGOLI

Per usare le parole dei critici, “nel teatro di Fregoli c’era qualche cosa che non si poteva né imparare, né copiare: una animazione luminosa, un trascorrere di estri bizzarri, da tipo a tipo, da maschera a maschera, una spontaneità quasi ingenua, uno spirito lieto di burla, la freschezza d’una parodia improvvisata quasi con mezzi di fortuna, sebbene, invece, tante fossero le sue invenzioni di trucchi, di congegni, di amene sofisticazioni. Era la continua e cara presenza di Fregoli, nelle diecine e diecine delle sue figure, che dilettava e meravigliava. Non già uno sparire illusorio entro di esse, ma un sogguardare e ammiccare e trasparire della sua originale personalità, di quel suo viso di fanciullo, di quella sua letizia calma e gioviale, di quel suo gusto di farci una sorpresa, e di sgusciarci tra le mani, e di rimbalzare a sinistra quando l’avevamo veduto rimpiattarsi a destra, stringendo il tempo, accrescendo il numero, la diversità, la prontezza, la brevità, l’incredibilità delle sue trasformazioni, di mano in mano che il giuoco scenico procedeva concitato e canoro, come se egli si infervorasse sempre più, e lì per lì inventasse pittoresche follie, mettendo a soqquadro il guardaroba e il dietro scena”.

IL RITORNO IN ITALIA

Tornato in Italia, tutte le tribolazioni del giovane attore in cerca di gloria erano dimenticate. Ormai era un artista arrivato, lodato dai critici, danaroso, proprietario di una prestigiosa villa ad Asti, sollecitato dagli impresari per spettacoli al Valle o al Costanzi di Roma, al Dal Verme di Milano, al Carignano di Torino, con un pubblico chic (fra cui Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse) che amava intervenire alle sue prime.

Leopoldo Fregoli era diventato dunque uno dei beniamini del pubblico romano, quello della Roma dei tempi di Umberto I, ma come attore cosmopolita, non dialettale. D’altronde la sua arte si basava più sulla dinamica e sulla sorpresa, sullo scherzo visivo, sul superamento assoluto della meccanica umana che sulla parola. La sua Roma non era quella di Trastevere, cantata dal Belli, né quella di Piazza Pepe, dove si affermò Petrolini, bensì, una Roma elegante ed aristocratica, la Roma del Caffè Aragno, del Parlamento, della Banca Romana e della caccia alla volpe.

Il suo umorismo, ispirandosi a questo ambiente, era molto vicino alle caricature del Don Chisciotte ed alle parodie del mondo borghese, su cui era basato tanto varietà del primo Novecento.

IL SUCCESSO STREPITOSO

Il successo strepitoso ottenuto da Fregoli in esibizioni dal ritmo rapidissimo (che proprio per questo tanto piaceva ai Futuristi) dipendeva soprattutto dal fatto che non si trattava, nei suoi spettacoli, di un passaggio meccanico da una macchietta all’altra: Fregoli applicava infatti una tecnica particolare, personalissima e quasi cinematografica, che aveva anche carattere drammatico e quindi conteneva contrasti veri e propri, i quali tendevano a tramutare i forzati soliloqui quasi in dialoghi e in scontri.

In uno spettacolo, nella lezione di canto, il professore dalla testa pelata sedendosi dietro al pianoforte era abilmente sostituito da un fantoccio: in questo modo, all’entrata dell’allieva, la quale eseguiva un duetto con lui, il pubblico si trovava davanti a due personaggi, e stentava a raccapezzarsi in quali panni fosse Fregoli.

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FOTOGRAFIA E CINEMATOGRAFIA

Leopoldo Fregoli era un grande appassionato di fotografia: in tal senso, si dilettava a comporre fotomontaggi e ideava manifesti pubblicitari valendosi di foto messe insieme con originalità.

Quando si trovò in Francia, non mancò di andare a vedere a Lione il famoso Cinématographe di Lumière, che gli dette l’idea di creare un suo apparecchio, il Fregoligraph. Realizzò vari filmetti, principalmente ispirati ai suoi sketchs, e li proiettò nel corso di spettacoli di varietà, suggerendo così uno di quei princìpi che più tardi Marinetti proclamò nei suoi manifesti: arricchire il teatro di varietà con ogni altra forma di spettacolo, e soprattutto col cinema.

Con le sue prodigiose qualità inventive, però, Fregoli fece persino qualcosa in più di Lumière, almeno sul piano acustico: egli infatti proiettò i suoi film “sonorizzandoli e parlandoli”, cioè prestando voce, da dietro lo schermo, ai vari personaggi che si presentavano. Il suo dinamismo trasformistico introdusse nello spettacolo da palcoscenico un ritmo, un susseguirsi veloce di quadri, destinati a diventare la regola del cinematografo.

Leopoldo Fregoli fu, in fondo, un vero “cinematografo vivente”. I film da lui realizzati, anteriori al 1900 e stampati su pellicola Lumiere, furono più di venti, fra cui Fregoli trasformista, Fregoli al ristorante, Fregoli chitarrista, Fregoli soldato e così via.  

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GLI EREDI DI FREGOLI

Fregoli fu l’iniziatore di uno spettacolo unico, imitabile sì, ma soltanto in superficie: la riprova di ciò fu che, dopo la sua morte, il suo genere per vari anni scomparve dai teatri (finché non vi ritornò, in forma però più morbida, con Alighiero Noschese).

Tuttavia, la sua satira bonaria fece scuola anche presso altri mimi a lui successivi, magari anche maggiormente dotati di sarcasmo e carattere corrosivo come Ettore Petrolini: proprio i divi del varietà messi in caricatura dal creatore di Gastone, le macchiette ed i personaggi del melodramma, si erano incontrati, prima che nelle creazioni petroliniane, proprio in quelle di Leopoldo Fregoli.

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