Le Catacombe di Via Dino Compagni

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LE CATACOMBE DI VIA DINO COMPAGNI

Nel 1955, durante alcuni lavori che interessavano parte di un quartiere in costruzione su via Dino Compagni, in prossimità della Via Latina, la trivella dei pali di fondazione perforò più volte alcuni ampi ambienti sotterranei. Gli esperti pensarono subito ad una struttura catacombale, ma fu solo in seguito alle prime fotografie scattate negli ambienti, realizzate calandosi direttamente nel pozzo scavato dalla trivella, che si scatenò un notevole entusiasmo fra gli studiosi, convinti di aver ritrovato uno dei più straordinari complessi funerari ipogei di Roma.

In questo senso, una planimetria del complesso potrà essere di grande utilità per comprendere l’ampiezza e la struttura del complesso. Gli scavatori si erano calati nella stanza 7 e da lì avevano proseguito l’ispezione portandosi fino alle stanze 12 e 13; l’entusiasmo, però, fece abbassare pericolosamente le difese e così, durante la notte, anche alcuni ladri scesero nelle catacombe, trafugando alcune lastre tombali e danneggiando alcune pitture.

Dopo mesi di trattative con il Comune di Roma, si arrivò ad aprire lo scavo di un pozzo verticale. Il 23 novembre dello stesso anno la trivella perforò la roccia di solido cappellaccio e sfondò la volta relativa all’angolo settentrionale della stanza 4. In mezzo ad una montagna di macerie, che coprivano le stanze 5 e 6, mentre saliva l’emozione di trovarsi di fronte a pitture meravigliose, ci si assicurò che da questa parte si andasse in direzione del centro della catacomba. I pali delle fondazioni dell’edificio superiore erano ovunque, ed il calcestruzzo aveva letteralmente invaso i cubicoli, con veri e propri muri di cemento alti fino ad un metro: per poterlo rimuovere e poter proseguire oltre ci volle un’opera disumana, degna delle Fatiche di Ercole.

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Alla fine del 1955 si iniziò lo sterro della zona più a Sud, allo scopo di ripulire la lunga galleria F dalla poderosa frana che la riempiva.

Il 13 gennaio del 1956 si raggiunse finalmente la galleria D e si scoprirono i cubicoli 2 e 3. Dalla parte opposta, la galleria D proseguiva in salita, il cubicolo 1 era quasi colmo di terra e gli intonaci erano in gran parte staccati. Cumuli di terra uscivano dal cubicolo opposto, completamente distrutto da una frana. Ancora terra riempiva il condotto D verso Nord-Est.

Il 5 marzo si raggiunse l’ingresso antico dell’ipogeo che non si poté però riaprire perché era esattamente al di sotto di un muro perimetrale di un edificio. Si pensò allora di scavare una nuova galleria con orientamento un po’ deviato, in modo da allontanarsi dalle fondazioni dello stabile. Si tamponò subito il pozzo, profondo 16 metri, del quale ci si era serviti per scoprire l’ipogeo e si cominciò ad utilizzare la nuova entrata.

Il 4 giugno 1956 lo sterramento di tutti gli ambienti si poteva dire compiuto: iniziò allora il delicato restauro delle pitture che oggi tanto affascinano i visitatori con la loro bellezza, rendendo il luogo assolutamente mirabile a dispetto dei numerosi furti avvenuti in passato, dai capitelli delle colonne alle pitture (molte, nel tentativo di staccarle, vennero miseramente distrutte), dalle lastre tombali agli umili resti umani.

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La pianta di tutto l’ipogeo, databile al IV secolo d.C., appare assai regolare, e ciò fa intendere che esso sia stato concepito unitariamente, in modo da essere destinato all’uso di una o al massimo due famiglie. Osservando l’ipogeo, infatti, è possibile distinguere due settori ben precisi:

  • il primo settore riguarda l’ingresso, la lunga galleria D e i cubicoli 1, 2 e 3, la cui pianta appare simmetrica;
  • il secondo settore riguarda tutto il resto del complesso, anch’esso simmetricamente organizzato.

IL PRIMO SETTORE

Il cubicolo 1 è il primo che si incontra scendendo la ripida scala d’accesso: ha una volta a crociera molto bassa e contiene tre arcosoli, uno per ogni parete. Ogni parete mostra splendide pitture, fra le quali è possibile riconoscere Daniele nella fossa dei leoni, il Peccato Originale e il quasi inedito soggetto dell’Ebbrezza di Noè. A sinistra, nell’arcosolio, si vede Isacco che benedice Giacobbe al cospetto di Rebecca; sulla parete, le storie di Giona e di Mosè, mentre la volta contiene l’immagine del Buon Pastore ed altre scene bibliche.

I cubicoli 2 e 3 sono estremamente interessanti da un punto di vista architettonico in quanto presentano quattro colonne intagliate nella roccia e dipinte a finto marmo con tanto di architravi e timpani. Anche nel cubicolo 2 troviamo notevoli soggetti biblici con l’Arrivo di Giacobbe in Egitto, le raffigurazioni di personaggi importanti come Sansone e Lot, Giuseppe e Mosè, Caino e Abele, Adamo ed Eva oltre alle storie di Abramo, Isacco, Giacobbe e Noè.

Ulteriori soggetti biblici vengono riproposti nel cubicolo 3, con un interessante Passaggio del Mar Rosso, affiancato dalla scena della Cacciata dal Paradiso terrestre, nonché dalle storie di Giona, Giacobbe e Mosè.

L’aula 4 dà accesso ai cubicoli 5 e 6. Nel primo, i soggetti pittorici sono tipicamente pagani: stupenda è l’immagine di Cleopatra o della dea Tellus nella lunetta di fondo e tutt’intorno danzatrici, animali e decorazioni floreali. Il cubicolo 6 possiede una pianta ovale e tre arcosoli: quello di sinistro mostra Gesù con la Samaritana, quello centrale contiene una scena di Sansone che uccide i Filistei e quello di destra Balaam fermato da un angelo.

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IL SECONDO SETTORE

Più avanti, la sala 7 porta allo studio di un nuovo settore in cui si notano due cubicoli mai utilizzati, i numeri 8 e 9, e due profondi arcosoli a tre deposizioni, i numeri 10 e 11. L’ambiente 12 non è altro che il vestibolo del 13 ed insieme alle sale 14 e 15 costituisce una complessa e grande tomba che conclude anche il secondo ramo della catacomba. Anche qui si ripropongono scene bibliche di notevole bellezza, come il Sacrificio di Isacco da parte di Abramo nonché Sansone in lotta con il leone.

Particolarmente monumentale è il cubicolo 14 con quattro colonne laterali interamente tagliate nella roccia con tanto di basi e capitelli marmorei: qui le pitture tornano ad essere pagane e predominano le immagini di Ercole in più scene.

Il cubicolo 15 contiene un solo arcosolio e dunque una sola deposizione, sebbene lateralmente si vedano altri loculi (tagliati però, distruggendo alcune pitture, in un secondo momento).

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