Le mogli dell’imperatore Claudio

Le mogli dell'imperatore Claudio, Le mogli dell’imperatore Claudio, Rome Guides

LE MOGLI DELL’IMPERATORE CLAUDIO

Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, quarto esponente della dinastia Giulio-Claudia, detto anche Claudio l’Idiota o “ClaCla”, perché balbuziente, fu protagonista di un destino davvero strano.  

Si trovò infatti a ricoprire la carica di Imperatore suo malgrado, acclamato dalla Guardia Pretoriana in seguito all’indicibile confusione che aveva seguito l’uccisione di Caligola, suo folle e disgraziato nipote, che l’aveva preceduto nell’ambito ma al tempo stesso pericoloso compito di sedere sul trono di Augusto. La tradizione racconta che Claudio, impaurito e sconvolto, venne ritrovato tremante dietro une tenda, desideroso solo di diventare invisibile ed uscire indenne dalla carneficina.

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Fino a quel momento, Claudio era riuscito a vivere nell’ombra, assistendo da spettatore agli intrighi della corte augustea, in cui una parte assai rilevante avevano avuto le donne: parliamo di matrone ricche, ambiziose e talvolta sfrenate, fra le quali spiccava in particolare sua nonna Livia, intelligente e autoritaria (secondo alcuni detrattori, fino alla crudeltà), che era stata disposta a tutto pur di assicurare la successione a suo figlio Tiberio. Una Livia che non avrebbe certo mai immaginato che un giorno a salire su quel trono sarebbe stato proprio Claudio l’Idiota, da lei tanto disprezzato per la debolezza del suo fisico al punto di comunicare con lui solo per terze persone o attraverso qualche laconico biglietto di rimprovero.

Del resto, i rapporti di Claudio con le donne della sua famiglia non furono mai idilliaci; persino sua madre Antonia gli preferiva il fratello Germanico che, con le sue doti di prestanza fisica, rigore morale e coraggio sembrava incarnare le virtù del vero cittadino romano, quasi un moderno eroe dell’antichità. Claudio, al contrario, portava indelebili i segni delle malattie avute da bambino: era zoppo, sordo, balbuziente e la sua testa oscillava in continuazione per un fastidioso tic che suscitava i commenti divertiti dei suoi contemporanei e che gli impietosi storici e scrittori hanno descritto con grande efficacia.

Difficile immaginare cosa avrà potuto provare quel giovane ragazzo, chiuso nel suo isolamento affettivo. D’altronde, il mondo in cui visse era assai lontano, concretamente parlando, dalla pietas e dalla sensibilità della poesia virgiliana: era in realtà un universo privo di pietà e comprensione per i deboli, in cui i sentimenti dell’individuo avevano così poco valore da essere sacrificati all’ambizione e al potere.

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Claudio, educato da Marco Porzio Catone all’ideale repubblicano, vissuto fino ad un’età matura nella tranquillità e nella gioia dei suoi libri, non solo si ritrovò catapultato improvvisamente sul seggio imperiale, ma intraprese controvoglia e con scarsa convinzione anche il suo percorso amoroso ed affettivo, costretto più volte a sacrificare i propri sentimenti.

Ora, è vero che il matrimonio, in età romana, era talvolta considerato esclusivamente un dovere civico, ma cosa avrà pensato il povero Claudio quando, all’età di quindici anni, la nonna Livia lo costrinse a sposare una giovinetta che lui non aveva mai visto prima e che portava il nome, assai poco rassicurante, di Urgulanilla, ossia “Ercole femmina”? Non si conoscono le fattezze della fanciulla, ma si può pensare ad un “donnone”, alto e robusto, magari con espressione accigliata e mosse non certo aggraziate; a vederla accanto al suo sposo, esile e mingherlino, di certo più di qualcuno avrà trattenuto a stento una risata.

Urgulanilla forse non era una bellezza, ma aveva un’importante freccia al proprio arco: era difatti nipote di Urgulania, amica intima di Livia, alla quale era legata da vincoli di interesse e gratitudine. Claudio, che era giovane ed inesperto ma non certo stolto, sapeva bene quanto fosse inutile tentare di sottrarsi agli intrighi dell’invadente nonna: già in precedenza, infatti, dopo essere stato promesso in sposo alla bella Camilla, da lui amata e stimata anche per l’affinità culturale che li univa, aveva poi dovuto sposare Emilia Lepida, pronipote di Augusto, poichè la dolce Camilla era stata trovata misteriosamente morta, forse avvelenata, proprio il giorno del fidanzamento ufficiale.

A Claudio, così, non restò che piegarsi, anche per il secondo matrimonio, alla volontà di Livia; non c’è da stupirsi, quindi, se in quegli anni egli preferisse dedicarsi ai suoi libri, alle sue opere sugli Etruschi e i Cartaginesi, ai suoi interessi per la filologia e la storia. La presenza ingombrante della nonna ed un carattere fin troppo remissivo si fece sentire anche nel campo della produzione culturale: Claudio, che aveva iniziato a scrivere una storia di Roma dai tempi dell’uccisione di Cesare, fu costretto ad interromperla perché aveva presentato quegli avvenimenti in un’ottica troppo filo-repubblicana.

Ripudiata Urgulanilla, Claudio sposò (forse anche in questo caso costretto da forze esterne) Elia Petina, sorella di Seiano, il potente Prefetto del Pretorio di Tiberio; anche questa terza unione si concluse con un divorzio, con Claudio che pareva liberarsi con grande gioia dalle mogli che altri sceglievano per lui.

Solamente dopo la morte di Livia, Claudio non potà contrarre matrimonio non per forza, ma per scelta, ma anche in questo caso il destino non fu affatto benevolo. Quasi cinquantenne, poco prima di essere proclamato imperatore, Claudio si innamorò di una bellissima adolescente, Messalina, figlia di Valerio Barbato e sua cugina, che aveva allora appena quindici anni. La grande differenza di età non fu certo un ostacolo al matrimonio, visto che lo sposo era lo zio dell’imperatore Caligola, e Roma era ormai abituata alle stranezze del Princeps.

La giovane Messalina fu la prima vera compagna di Claudio, e gli diede come figli Ottavia e Britannico, verso i quali il padre dimostrò sempre una tenerezza particolare. Fu proprio Messalina, il cui nome è ancora oggi sinonimo di costumi corrotti e di vita scandalosa, a saper restare accanto a Claudio nel difficile momento in cui si trovò sul trono suo malgrado e a ricoprire il ruolo di consigliera nei primi anni del suo impero.

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Anche questo matrimonio, nato finalmente dall’amore e non da ragioni politiche, finì però in malo modo: Claudio lasciò che Messalina interferisse sempre di più nelle decisioni di governo, inimicandosi il Senato, ed è facile immaginare l’ubriacatura di potere e ricchezza della giovane donna, che a soli diciassette anni si trovò a ricoprire le medesime cariche che Livia aveva agognato ed accumulato in tutta la sua vita.

Si aggiunga a ciò la fama di Messalina, di cui conoscono tutti gli adulteri e le perversioni, senza risparmiare alcun pettegolezzo sul suo conto. Ovviamente, in qualche caso pare trattarsi di esagerazioni dettate dall’invidia e dal rancore, come quando Messalina fece condannare a morte il marito di sua madre, Appio Silano, perché non aveva voluto cedere alle sue profferte amorose; comunque siano andati i fatti, l’amore tra Claudio e Messalina si logorò nel tempo e la distanza si fece tra loro decisamente incolmabile, considerato che Messalina, mentre Claudio si trovava ad Ostia, arrivò a sposare il console Caio Silio con l’intento di offrirgli il trono.

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Claudio, incalzato dai suoi liberti Narciso e Pallante, fu praticamente costretto a pronunciare la condanna a morte dell’unica donna che avesse amato nella sua vita. In realtà, però, questa storia è assai controversa. Alcuni storici raccontano infatti che l’Imperatore, il giorno dopo l’esecuzione della sentenza, sedutosi a tavola per il pranzo, domandasse ai presenti come mai Messalina non fosse presente nel triclinio: sebbene per molti questo sia solo un segno della “demenza” di Claudio, secondo altri sarebbe il segno evidente del fatto che egli fosse all’oscuro della morte di Messalina, probabilmente eliminata dai liberti imperiali che vedevano in lei un ostacolo alla loro avidità.

La morte di Messalina gettò Claudio nel più profondo sconforto, tanto da fargli dire dopo questa ennesima delusione che “i matrimoni gli riuscivano male e che sarebbe rimasto celibe”. L’Imperatore, però, non mantenne la sua promessa e, dopo un anno dalla morte di Messalina e dopo aver passato in rassegna diverse pretendenti, sposò sua nipote Agrippina Minore, figlia dell’amato fratello Germanico (vedasi la foto raffigurante la splendida statua in basanite presente a Centrale Montemartini, mirabile e semisconosciuto museo di Roma visitabile con i tour di Rome Guides). Questo matrimonio causò un certo scandalo a corte: non era solo la grande differenza di età fra i due, ma soprattutto il fatto che le malelingue affermassero che Agrippina avesse avuto rapporti incestuosi con il fratello Caligola e che avesse già un figlio, Lucio Domizio. Per sposarla, Claudio dovette addirittura arrivare a far approvare al Senato un decreto che autorizzasse legalmente le unioni tra zio e nipote.

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Agrippina, nonostante fosse molto giovane, era completamente diversa da Messalina: i cronisti dell’Antica Roma la descrivono come una donna fredda, ambiziosa e calcolatrice, che per certi versi ricordava proprio Livia. Forse la scelta cadde proprio su di lei perché l’anziano Imperatore era ormai stanco di governare ed aveva bisogno di qualcuno cui delegare molti dei suoi compiti: non per altro, secondo alcuni storici, gli ultimi anni del regno di Claudio dovrebbero essere definiti “gli anni del regno di Agrippina”.

Come Livia aveva fatto con Tiberio, Agrippina fece adottare il figlio Domizio a Claudio, con il chiaro intento di riuscire un giorno a dominare l’Impero attraverso di lui. Quindi, progressivamente e metodicamente, Agrippina si liberò a poco a poco di tutti i suoi rivali, per restare unica e incontrastata signora delle sorti dell’Impero. Claudio, tradito negli affetti e nei suoi ideali politici, la lasciò fare, quasi che nelle trame della sua ultima moglie avesse intravisto l’inizio della sua stessa fine.  

Fu proprio ciò che accade, forse addirittura attraverso l’ingestione di un piatto di funghi avvelenati propinatigli dalla stessa Agrippina. Dopo la morte di Claudio, il regno del giovane Nerone segnò la fine della dinastia Giulio-Claudia: ciò nonostante, a distanza di secoli, non si può non provare una certa empatica simpatia nei confronti di un uomo di grande cultura, non privilegiato dal destino, che fu costretto ad essere Imperatore e marito per forza.

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